Scritto di
MADRE TRINIDAD DE LA SANTA MADRE IGLESIA,
del 3 settembre 1969, intitolato:
RALLEGRIAMOCI NEL FATTO CHE DIO SIA CIÒ CHE È
L’Eternità è l’atto di amore puro, vissuto da Dio nell’intercomunicazione eterna delle tre divine Persone.
Dio ha il suo gaudio infinito nel possesso perfetto dell’essersi Egli in sé ciò che si è in un atto felicissimo e trinitario. Se per essere felice avesse bisogno di qualcosa al di fuori di sé, o Egli potesse godere essenzialmente di qualche cosa che non fosse Lui che si è di per sé, non sarebbe l’Infinita Perfezione.
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L’Eternità ha il centro del suo gaudio e la pienezza della sua beatitudine nel fatto che Dio sia ciò che è e come lo è. Perché come Dio, per perfezione della sua natura, non può essenzialmente godere di alcuna cosa al di fuori di sé, così l’anima, trovandosi nella partecipazione dello stesso Infinito, aderisce a Lui nel suo modo di vedere, nel suo modo di sentire, nel suo modo di godere.
Dio le dà il suo Sguardo affinché lo guardi, la sua Espressione affinché lo canti, e il suo Amore affinché lo ami. Allora, avendo l’uomo per partecipazione ciò che Dio ha per natura, gode participativamente di ciò di cui Dio gode per il suo essere, e vive in partecipazione ciò che Dio vive per sussistenza eterna. Infatti, all’essere innalzato alla grande categoria di entrare nella comunicazione dell’Infinito e a prendere parte della sua vita, l’uomo rimane sublimato tanto al di sopra delle sue appetizioni, dei suoi desideri e del suo amore, che perde il suo modo proprio di amare, di esprimere e di godere, passando a vivere e a godere di ciò che Dio si è e di ciò di cui Dio gode, essendo questo il gaudio essenziale della creatura creata dall’Infinito per possederlo.
E come Dio, essenzialmente, non può godere altro che di ciò che Egli è, per la perfezione infinita che racchiude in sé, nonostante abbia capacità anche infinita di godere infinitamente, l’uomo, posto di fronte a Dio, vedendolo nella sua regalità infinita, contemplandolo traboccante di perfezione e di felicità, e conoscendolo con il possesso della stessa sapienza eterna e con il modo divino di sapere ciò che Dio nel suo modo personale si è, soggiogato, rapito, attratto irresistibilmente come da una calamita, resta ricolmato e saturo nell’inebriamento infinito che la contemplazione della perfezione eterna gli procura.
E, o sorpresa!, arriva ad operarsi un grande miracolo: la creatura, con la sua mente piccolina e abituata a godere delle cose create, davanti alla contemplazione del Sommo Bene, in possesso di saturazione totale, rimane, nello stesso istante in cui entra nell’Eternità, trasformata in un atto di amor puro, che ha la pienezza e la felicità del suo gaudio nel fatto che Dio sia ciò che è di per sé.
Questo è così sublime, e così difficile da spiegare alla nostra mente abituata a vivere per sé, a godere solo di quello che personalmente le procura gioia, che quelli che, offuscati, non capiscono la pienezza di perfezione dell’Eterno Essente, paragonando l’Essere nel suo modo di agire o di essere al nostro essere, molte volte, senza volerlo, lo profanano e lo bestemmiano, considerando Dio pedestremente.
Com’è buono Dio, com’è grande, com’è felice e com’è infinito! Com’è immenso nel suo eterno potere, per sé, e per me…! Si dà a noi talmente tanto, tanto!, che ci si dà in ciò che è, in ciò che ha, in ciò che vive. E, dandosi a noi, per perfezione del suo essersi, l’uomo, in soggiogamento totale, e avvinto dalla bellezza infinita, prorompe in un gaudio di partecipazione eterna, senza che gli resti capacità per godere o per volere qualcosa che non sia quella Perfezione che lo soggioga in modo travolgente, e che in modo delirante l’innamora.
Dio è così grande e così infinito, come buono, come amore, come comunicazione. E quanto più grande lo vedremo, tanto più grande sarà il nostro gaudio, il gaudio che ci procurerà la contemplazione del fatto che Dio sia ciò che è di per sé.
Un secondo gaudio avremo nell’Eternità, che sarà godere del fatto che Dio stia nella nostra anima, posseduto e possedendola.
Ma persino quello stesso gaudio ha due parti. La prima appartiene al gaudio essenziale, e consiste nel godere del fatto che Dio si stia essendo ciò che è nell’anima, non perché stia nell’anima, ma perché Egli se lo sia, possedendoci secondo la sua volontà.
E la seconda parte… —C’è forse una seconda parte nel gaudio dei Beati…? Può forse l’uomo, contemplando Dio, volgersi per godere di qualcosa di proprio…? È forse così povero Dio, da non poterci riempire totalmente…?
No! Il fatto è che la nostra mente è tanto piccolina, che se io qui sulla terra, parlando del possesso dell’Infinito, non metto un gaudio nel quale l’uomo sia il primo attore, il suo pensiero egoista e abituato a vivere per sé, e dei sensi corporali, capendo tutto in modo umano, sembra rimanere nel vuoto, non comprendendo con il suo sguardo rachitico che ci sia qualcosa di più grande di Lui, e che possa godere con tale perfezione del gaudio altrui, da giungere a dimenticarsi totalmente di sé; e tanto meno può scorgere che ci sia qualcosa di tanto sublime, che sia capace di non lasciargli capacità per guardare se stesso; non per piccolezza dell’uomo, ma per grandezza di Dio; non per piccolezza della capacità dell’essere creato per l’Infinito, ma per l’immensità trascendente dell’Eterno Essere…
Se la mia Eternità in Cielo consistesse nel gaudio che avrò e nel piacere che sperimenterò perché io sono o perché io ho, non potrei passare ad essere Dio per partecipazione, che ha la sua ragione nell’essere e nel godere di ciò che Egli è per perfezione del suo essere.
L’Eternità è entrare nella vita infinita, non per esserla con Dio, perché quello appartiene solo a Lui, si però per possederla nella sua compagnia; e così, ciò che in Dio è essere o essersi di per sé, in me è possederlo, godere di Lui, saperlo…
Dio è sguardo infinito, contemplazione eterna, in una fecondità così ricca, così piena, da erompere generando in uno scoppio di Sapienza così espressivo, che l’Esplicazione infinita di questa eterna Sapienza è Persona.
E questa Persona, Parola Eterna, è tanto infinita, è tanto Esplicazione, da essere tutta l’infinita perfezione in sillabazione eterna.
E questa Perfezione di Sapienza infinita che erompe in Esplicazione, tra il Padre e il Figlio, è di un’adesione così perfetta e di un’intercomunicazione così infinita, da far sorgere in gaudio perfetto di sapienza eterna l’amore infinito in Persona-Amore, lo Spirito Santo…
E Dio, che si è così, e ha il suo gaudio nel suo modo di essere trinitario e personale, per l’unità del suo essere, ci dà gratuitamente tutto ciò che è, non perché lo siamo, perché quello è ciò che fa sì che Dio si sia ciò che è, ed è intrinsecamente suo, ma affinché lo possediamo per partecipazione, e, facendoci una cosa sola con Lui, ne godiamo.
E allora Dio ci dà il suo sguardo affinché, con esso, lo guardiamo, affinché, con esso, lo capiamo, affinché, con esso, possediamo il suo modo, il suo stile, la sua interpretazione; e la sua fruizione passi ad essere la nostra fruizione, il nostro gaudio, la nostra vita.
E ci dà la sua Parola affinché con Lui godiamo sillabando la sua infinita perfezione; e a sua volta ci si dona lo stesso Spirito Santo, e così lo amiamo come Egli si ama.
Ma Dio è così meraviglioso, così eterno, così beato, così buono, così donatore, che, quando si dà, lo fa come è, e colui a cui si dà lo rende come Lui, per partecipazione.
E allora, l’uomo, creatura a distanza infinita dell’Essere, è capace, per un’effusione dell’Amore Infinito, di dimenticarsi di sé totalmente e, passando ad essere Dio per partecipazione e sua immagine, vivere e godere di quello di cui Dio vive e gode…
Ora vedo che, quando la mia anima si sente chiamata a godere del fatto che Dio sia Dio, a godere della sua fruizione e a rallegrarsi del suo gaudio, la misura in cui questo si opera in me è la misura della mia partecipazione e del mio possesso di Dio.
Vedo che l’uomo quanto più si avvicina a Dio e tanto più Dio l’attrae a sé e lo tiene in sé, più si rende capace di adempiere il suo fine, che è godere di quello che Dio si è.
Oggi la mia anima vuole essere un inno di lode alla gloria di Dio, per l’attrazione che in me noto a godere sempre del fatto che Egli sia felice, a cercare sempre e solo che Egli sia contento, a procurare che tutti coloro che mi circondano siano riposo per Dio.
E di questo voglio essere grata, non perché Lui sia nella mia anima, ma perché Dio abbia dove stabilire il suo riposo, e manifestare la sua gloria nell’esilio; perché ci siano esseri creati che, persino sotto la luce della fede, diano a Dio il riposo che Lui si possa comunicare a loro così profondamente, che siano capaci di godere, nella notte della vita e dietro veli, del fatto che Egli sia ciò che è…
Quando procuriamo che gli uomini godano del fatto che Dio sia ciò che è, stiamo dando loro la massima felicità, facendoli adempiere il proprio fine, e stiamo dando a Dio la parte che gli spetta tra gli uomini; stiamo facendo della terra il paradiso di Dio, e stiamo rendendo l’uomo beato sulla terra, perfino attraverso i veli della fede e nella notte dell’incomprensione.
Dio è felice…! Questo è il mio gaudio, questa è la mia beatitudine terrena, e questo è il piano di Dio compiuto sulla terra in relazione all’uomo.
Che gioia che Dio sia felice…! Quando la mia anima sente questo, il mio esilio è la mia beatitudine, pur tra veli.
Grazie, Signore, perché questo sentire –Tu lo sai bene– è la respirazione del mio essere […].
Grazie, Signore; grazie, Signore; grazie, Signore…! Grazie per il tuo modo di essere e di agire, eterno, perfetto e felice!.
Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia
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